Se è a tutti poco chiaro quali siano i limiti territoriali e politici della zona, meno dubbi esistono quando si parla del modo in cui questa terra dichiara le proprie correnti. Così come i due mari che bagnano la penisola a est e a ovest per poi mescolarsi a sud (finibus terrae) anche le scuole di pensiero "comune" sui fenomeni culturali che attraversano questo luogo raramente superano le due unità contrapposte, e così come i due mari Ionio e Adriatico a un certo punto si mescolano, mostrandosi parte dello stesso costituente ideologico. Parte di un pensiero orizzontale che non è mai capace di immergersi o ergersi rispetto al livello dell'acqua, il pensiero medio.
Le correnti contrapposte sono le amministrazioni comunali -la società "alta", che oggi arraffa da uno scrigno che non poco tempo fa era trattato come uno scatolone- e gli "Indipendenti", ovvero quelli che dovrebbero offrire un'alternativa, ma che sanno soltanto mostrarsi in una posizione di parziale o totale dissenso, incollati a un'ideale di darwinismo-culturale che crede ancora in una grande evoluzione della storia della musica avente il rock come ultimo traguardo e simbolo di cultura elevata ( come se il rock fosse giustizia ed equità - come se anche nell'ascolto fosse necessario rispettare un'ideale di giustizia musicale - come se prima o poi anche in Puglia o in Nigeria avremo i Kinks o gli Smiths - come se ascoltare i Nirvana nel 2011 fosse sinonimo di avanzamento culturale - a proposito auguri anche a Nevermind). I due mari in questione si mescolano appena dimenticano che ciò che oggi ritengono elitario e aristocratico (la Taranta nel primo caso, la cultura pop nel secondo) è nato dal basso, da nicchie, da movimenti culturali spontanei e inclusivi, per questo assolutamente allergici all'elitarismo e all'appiattimento.
Questo tsunami di pensieri mi ha assalito appena mi sono ritrovato davanti a un video di vent'anni fa, girato in occasione della prima uscita discografica a nome Sud Sound System e testimonianza preziosa riguardante il più grande movimento culturale mai nato in in provincia di Lecce: le Posse Salentine.
Ventitré anni fa, quando la gente ignorava cosa fosse il Salento, gli emigranti salentini si vergognavano di dire da dove venivano, la Pizzica era la grottesca e anacronistica musica suonata dai vecchi proletari contadini, il dialetto leccese la lingua parlata dai villani, e questo per rimanere alla provincia di Lecce, mentre il principale centro urbano della provincia era un grosso parcheggio di automobili e monumenti in disfacimento (eppure già allora vanitosissimo) che MAI e poi MAI avrebbe osato abbassarsi o impadronirsi delle usanze degli odiosi poppiti (corrispettivo leccese di burino: nella tradizione coloro che abitano fuori dalle mura, nella pratica tutti gli abitanti della provincia), dicevo quindi, ventitré anni fa, un gruppo di amici appassionati di musica inizia spontaneamente, sinceramente, forse per scherzo a organizzare Dance-hall, improvvisazioni canore raggamuffin (quello che viene considerato il Jazz giamaicano) su basi ritmiche.
E' un idea diversa, stimolante, divertente, come detto è un'idea legata alla spontaneità, favorita dall'uso della lingua più vicina ai pensieri dei partecipanti, il dialetto salentino. Ed è così che le festicciole tra amici diventano in breve tempo grossi eventi indipendenti seguiti da gente di ogni cultura musicale, feste dove la distanza tra pubblico e artista è praticamente inesistente. Consolidando il proprio pubblico di fedeli nasce un vero e proprio movimento, le posse salentine.
E' grazie a questa formula esplosiva che, sempre in modo naturale e spontaneo, gli ideatori delle Posse "reclutano" i maggiori talenti all'interno delle feste formando il primo nucleo del gruppo che corrisponderà al nome di Salento Posse.
La trovata avrà successo anche all'infuori del territorio locale, allineandosi alla perfezione col movimento posse hip hop italiano, ma anche internazionalmente con fenomeni quali il Rave, spopolando nei centri sociali in giro per l'italia e trovando la prima consacrazione attraverso l'autoproduzione del primo ep a nome Sud Sound System, quel lontano giugno del 1991.
Il video poco sopra è per l'appunto la festa di presentazione del primo singolo, T'a sciuta bona, tenuta ad Aradeo all'inizio dell'estate del 1991. I membri attuali, ad esclusione di Nandu Popu, ci sono tutti (c'è persino Terron Fabio, all'epoca tredicenne e conosciuto col nome di Fat Fabio) ma non sono le immagini smagnetizzate ciò che colpisce di più.
Ogni grande movimento ha bisogno di artisti/comunicatori di talento, di un pubblico appassionato e di studiosi o critici capaci di legittimarlo culturalmente. Per ciò che riguarda quella sera ad Aradeo si andò oltre la legittimazione critica, questo per via della presenza di Sociologi Antropologi come Piero Fumarola dell'università di Lecce (studioso di fenomeni sottoculturali di massa come il Tarantismo o il Rave), o di Cantori della tradizione popolare come Uccio Aloisi, in veste di partecipante e testimone di un'ideale passaggio di consegne.
Una legittimazione che va oltre la filologia per andare direttamente al cuore della storia, ben prima che avvenisse lo sdoganamento della pizzica e ben prima che termini come World Music, Glocal, Musica Etnica entrassero nel vocabolario comune degli studiosi musicali. C'è la bellezza del sincretismo, ovvero la commistione di caratteri propri della cultura di appartenenza con quelli di un'altra (quella giamaicana) senza che quest'innesto dia un'impressione posticcia e finta;ciò avviene grazie all'abilità degli attori di pescare nei caratteri tribali della musica, condivisi con buona parte dei popoli del mondo.
Le vicende successive riguardano un gruppo capace di influenzare e dare vita a tanti altri gruppi e correnti, pubblicando canzoni e dischi (il primo lp, "Comu na petra" è del '96) che sono praticamente entrati nella tradizione collettiva e il mito per poi dare vita a una carriera di successo diffondendo sempre di più le proprie idee e la propria musica per poi arrivare, inevitabilmente, alla firma del contratto per una major discografica quale la Universal, limando la propria varietà iniziale per compromesso commerciale (d'altronde col mito non ci campi) senza perdere però la propria sincerità e capacità comunicativa.
Sono passati vent'anni da quel 12 pollici, e molta della spinta vitale ricevuta dal Salento da allora (conseguente l'acquisizione di consapevolezza nelle proprie qualità e la scoperta che è attraverso l'unicità che si vince ovunque e su qualsiasi cosa) è visibile ad occhio nudo, certo può anche aver dato vita a un po' di ineluttabili e spiacevoli effetti negativi, a me però piacerebbe che si fosse in grado di distinguere, di non buttare bene e male tutti insieme nello stesso calderone, e di evitare di credere che il successo di un fenomeno sia una dittatura che impedisce la nascita di altri fenomeni. Le Posse salentine nacquero per dare un'alternativa, una varietà alla piattissima vita dei giovani salentini privi di lavoro e futuro, nulla esclude che il luogo in cui viviamo (che sia il Salento o l'Italia) possa diventare più vario di ciò che è.
Nulla è negato se c'è entusiasmo, creatività, spontaneità, fame di vita e di bellezza, voglia di futuro. Tutti elementi che le Posse hanno trasmesso meglio di chiunque altro quaggiù nel tacco.
Auguri ragazzi.
D.F.